Allerta farmaci contaminati in Italia

Che cosa hanno in comune le infezioni antibiotico resistenti in Toscana, il calo dei prezzi dei farmaci in tutta Europa e il ritiro di alcuni gastroprotettori ordinato dall’AIFA?

Profitti stellari, mala informazione e nessun rispetto per la vita umana, direi… un mix che ha il suo perno geografico a New Dehli e dintorni, dato che l’industria farmaceutica indiana sversa fluidi dai colori fluorescenti nell’acqua dando vita a pozze dove si mescolano antibiotici, batteri, sostanze cancerogene. Un bel brodo di coltura cui si deve la genesi di super batteri resistenti a ogni cura.

Attualmente non esiste in India una legge che indichi chiaramente i limiti per lo scarico dei residui delle lavorazioni industriali di farmaci nelle acque locali, ma noi, senza alcuna consapevolezza, compriamo farmaci che vengono proprio da lì. Il valore del settore farmaceutico indiano è di circa 40 miliardi di euro l’anno che arriveranno in dieci anni a 90 mld di dollari, come minimo. Il sette per cento del mercato globale, entro il 2030.Al momento attuale i farmaci indiani stanno conquistando il mercato europeo grazie a prezzi super concorrenziali, a discapito dell’affidabilità sanitaria della produzione e dell’inquinamento dell’aria e delle acque. L’industria indiana, leader nella produzione dei farmaci generici,  punta a lanciare ogni anno dalle 3 alle 5 molecole, sviluppando prodotti innovativi a basso costo. Il costo della manifattura indiana, del resto, è parecchio inferiore rispetto agli standard occidentali e ci sono minori controlli di qualità. Tale carenza di controlli e l’assenza di limiti sugli scarichi industriali hanno più volte mostrato di mettere a rischio la salute. I primi allarmi sono partiti dalla Spagna, dove viene segnalata la presenza sul mercato di farmaci contaminati, potenzialmente cancerogeni. In Italia quest’anno sono stati ritirati migliaia di lotti di antistaminici e antiacidi, sia generici che di marca. Le fabbriche indiane (e probabilmente anche quelle cinesi) hanno portato non solo alla produzione di farmaci non sicuri, ma anche allo sviluppo di super batteri, come il batterio farmaco-resistente New Delhi, con un tasso di letalità del 33%. In Toscana è attivo dal 2018, ma fu isolato per la prima volta dieci anni fa in un paziente che aveva contratto l’infezione proprio a New Dehli. 

Penso che sia fondamentale diventare consapevoli di queste realtà emergenti, se non altro per non berci tranquillamente la spiegazione ufficiale della resistenza agli antibiotici, che fa ricadere sul cattivo uso da parte dei pazienti la “colpa” della diffusione di microbi sempre più letali. Posso anche prendere in considerazione tale spiegazione, ma, sinceramente, detesto essere presa in giro da un’informazione che ha sempre serenamente sottovalutato il ricasco sulla salute pubblica delle pozze d’acqua velenose indiane, cinesi e nostrane.

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