Come riconoscere un maestro o un istruttore

Quali strumenti abbiamo per riconoscere un maestro di Dharma o un istruttore mindfulness che possa aiutarci a trovare la guida in noi stessi?
In un sutra buddhista, il Buddha storico dice che quando non si è particolarmente avanzati spiritualmente, c’è lo stesso un modo per riconoscere un illuminato, perché – dice Gotama – un Buddha non giudica.
Molto interessante, non trovate?

Se non hai strumenti per qualificare un maestro, nota se giudica o meno. Se giudica, non è un risvegliato.
Altra cosa fondamentale da ricordare, è che il Buddha storico non sceglie un suo successore e esorta a essere isole di se stessi: dice in pratica che il Dharma, i suoi insegnamenti, sono il suo successore e non una figura, una persona.
Questo implica una cosa molto seria: un maestro o un istruttore non può essere giudicato tale da un certificato o dal lignaggio (se ci sono è molto meglio, ma non sono condizione fondante).
Ritorna, come parametro, il fatto che un Buddha non giudica. E per un istruttore di meditazione o di mindfulness?

Vale la stessa regola. Anche perché il non giudicare ha una radice comune sia nella mindfulness sia nel buddhismo, ed è l’esperienza dell’Anatta, il non-sé.
Oltre al non giudizio abbiamo dunque un altro parametro per capire se davanti abbiamo un buon maestro o meno. La qualità di non-sé di cui ha fatto esperienza.
Ma che cosa vuol dire questo?
Oggi possiamo tradurre non-sé con “egocentrismo”, anche se Anatta ha anche altre sfumature, ma egocentrismo calza perfettamente.

Se il maestro di Dharma o l’istruttore di mindfulness o meditazione ha tratti egocentrici, non c’è attestato, certificato, lignaggio o riconoscimento formale che tenga. Potrà insegnarvi delle tecniche ma non una pratica.
Le tecniche sono parte di un processo di miglioramento o liberazione dalla sofferenza più ampio: la pratica, per l’appunto.

Se il maestro o istruttore giudica o ha tratti egocentrici, meglio cambiare aria. Ancor più se non si accorge del suo egocentrismo.
Anche un eccesso di guida o una forzatura nel dirigere, un eccesso di disciplina, possono mascherare giudizio ed egocentrismo. Non ci troviamo più al tempo del Buddha, 2500 anni fa, o nel medioevo indiano, cinese o giapponese, dove c’era una forte carenza culturale per motivi strutturali legati al periodo. La nostra epoca ha il più alto tasso di educazione, alfabetizzazione di sempre.
Una persona delle superiori ha conoscenze di cultura generale più robuste dei dotti dei secoli passati – fatte particolari eccezioni (il genio è genio in ogni epoca).
In oltre, in occidente abbiamo inventato la democrazia, che ha nettamente migliorato i rapporti tra le persone e tra queste e le istituzioni.

Non c’è più bisogno di una guida che eccede in dirigismo. Del resto, questo lo disse Gotama prima di morire, non scegliendo il suo successore e asserendo che il Dharma sarebbe stata la guida di ognuno.

Siate svegli! scrutate l’egocentrismo. Questo scrutare sarà la vostra guida base per tutti i percorsi di crescita.
Per quanti non sanno ben definire e quindi riconoscere l’egocentrismo, in un saggetto pubblicato qualche anno fa coniai il termine “stocazzismo”.


Photo by Raghav Modi on Unsplash

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