Il femminicidio di Giulia Lazzari e la violenza del web

Giulia Lazzari è stata uccisa da Roberto Lo Coco che non sopportava l’idea che lei lo lasciasse. Pochi mesi fa aveva condiviso un meme in cui si scherza sul femminicidio

“Non truccarti. Fatti brutta, non salutare nessun maschio e se ti salutano tu non puoi rispondere. Così io mi risparmio 30 anni di galera per omicidio”

Queste le frasi choc condivise su facebook da Roberto Lo Coco, il ventottenne che ha ucciso brutalmente la moglie Giulia Lazzari strangolandola. La donna è andata in coma ed è morta 9 giorni dopo l’efferata aggressione.

Lui è in galera, dove – scusate la chiarezza – ora spero davvero si faccia 30 anni. Quel discorso non era opera sua, ma un meme che gira dal 2016, come ci racconta Maria Lombardi sul sito Mind the gap.

Quel meme l’assassino lo aveva condiviso sulla sua pagina Facebook il 29 luglio scorso. E sotto c’erano i like degli amici e tante faccine che ridono. E tante condivisioni, dato che, evidentemente, è stato ritenuto divertente: una goliardata, una cosa detta tanto per dire, mica c’è da scandalizzarsi se ci si fa due risate, no?

Che non si tratti della follia di uno solo, ma di un meme che gira da anni non fa paura: fa orrore. Intervistata dall’amica Maria Lombardi ho avuto l’occasione di soffermarmici un po’ e le riflessioni che ne sono scaturite non lasciano molto spazio all’ottimismo. Come psicologa e docente di Psicologia di Comunità non posso non affermare che esiste tuttora un modello di relazione violenta tra maschio e femmina così radicato che sui social dire “per te rischio 30 anni di galera” è un modo per dire “ti amo tantissimo”.

Sotto la veste del motto di spirito questo meme orrendo è un prodotto che viene letto e condiviso via social, dando parole e modelli anche a chi non aveva mai pensato in questi termini. Diventa sottocultura.

Scrive Maria Lombardi: Invece di mettere faccine sorridenti e condividere, i 480 amici di Roberto e tutti gli altri farebbero bene a indignarsi e interrogarsi sul senso di quelle parole. Si parla di femmicididi. E c’è chi condivide, ride e uccide”.

Le parole sono importanti. Generano emozioni e le emozioni generano comportamenti. Ora che stiamo riuscendo a scalzare alcune oscenità dai canali di comunicazione ufficiali, queste dilagano nel mare magnum del web, dove si manifesta l’agghiacciante grettezza di chi sfoga in due righe le sue frustrazioni.

Voglio, allora, essere ancora più chiara: se ci riteniamo persone consapevoli, evolute, responsabili dobbiamo segnalare queste porcherie quando le vediamo, non basta ripulire le nostre bacheche dai contatti di gente violenta e non essere costretti a leggere ciò che non condividiamo. Là fuori, oltre le nostre bacheche, c’è un mondo. E ci sono tante Giulia sotto terra, colpevoli, come sempre, di aver scelto di lasciare il proprio uomo.

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