mindfulness deserto

La mindfulness e il Dharma sono per tutti?

In uno scambio epistolare con una nuova amica su similitudini e divergenze tra mindfulness e Dharma, alla fine la domanda che ci siamo trovai irrisolta tra le righe è stata: la mindfulness (e il Dharma) è adatta a tutti?

Entrambe utilizzano ma non si limitano alla meditazione sul respiro, e il respiro ce l’abbiamo tutti. Anche la meditazione sul corpo e il bodyscan ci accomunano tutti: tutti abbiamo un corpo.
Coltivare l’attenzione è qualcosa di utile a tutti, e su questo non c’è dubbio.
Poi ci sono le storie personali, i contesti culturali, i percorsi di sofferenza, e qui siamo similmente differenti e unici semplicemente perché il tipo di sofferenza è simile ma ognuno di noi può provarlo solo su o dentro di sé.
La mia nevrosì è una nevrosi comune ma è mia. La mia tendinite è una tendinite come tante ma è mia.

Bussa alla porta il sutra buddhista in cui il Buddha storico dice che noi possiamo togliere solo una piccola quantità di sabbia negli occhi ad altre persone. Quindi non è egoistico calibrare i nostri sforzi e provare a togliere la sabbia solo a chi ne ha poca. Il nostro impegno con chi ha molta sabbia è inutile. Questa metafora è attinente al Dharma e non può essere utilizzata per la Mindfulness.

Ma possiamo rigirare questo sutra e la domanda di cui sopra a nostro vantaggio.
Quando si presentano persone a un corso di meditazione buddhista, anche se hanno molta sabbia a oscurare la vista, e forse abbandoneranno presto il nostro corso, comunque hanno tentato. Sono persone che stanno cercando. C’è intenzionalità. Stanno sperimentando un sentiero. La metafora della sabbia negli occhi si esaurisce qui e per il solo Dharma, ma possiamo riprendere il percorsi di consapevolezza che condividono il buddhismo e la mindfulness.

Questo fa compiere una capriola e rigira tutta la prospettiva della nostra domanda: Dharma e mindfulness sono per tutti?

Dal punto di vista del Dharma la domanda è mal posta. Perché dietro c’è il nostro desiderio altruistico, ed è bene, ma sta sbirciando l’esperienza da un punto di vista egoriferito.
Dal momento che la consapevolezza fa così bene a noi, è nostro desiderio estendere la pratica a tutti.

La domande che mi pongo come praticante di Dharma e su cui invito gli istruttori mindfulness a verificare se ci sia vicinanza nel quesito è:
lo sviluppo della consapevolezza è una pratica che dovrebbero sperimentare tutti?
Credo proprio di sì, tutti dovrebbero sperimentare pratiche di sviluppo della consapevolezza.
Non credo che avremo mai una risposta alla domanda se la mindfulness e il Dharma siano per tutti, ma certamente tutti dovrebbero sperimentare.

Che cosa possiamo fare dunque? lavorare sui touch point. Aumentare, migliorare, comunicare meglio i punti di di contatto per queste pratiche.

I metodi funzionano, lo sappiamo da tempo, da oltre 20 anni per la mindfulness e da più di 2500 anni per il Dharma. Certo, chi vuole diffondere e approfondire queste pratiche deve formarsi continuamente: non c’è una fine nell’apprendimento, altrimenti non sarebbe una pratica.
Ma sui touch point possiamo ancora fare molto, moltissimo!

Photo by Luca Zanon on Unsplash

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