Mindemocracy

Mindfulness è riportare l’attenzione all’esperienza presente, con intenzione, senza giudizio. Una definizione densa, ampia, diretta e chiara. Che tuttavia non comunica un aspetto fondamentale di questa pratica: la consapevolezza che emerge ha un impatto profondo sui nostri atteggiamenti interpersonali. Sul nostro modo di stare al mondo.

Come praticanti, istruttori di mindfulness, meditatori, donne e uomini impegnati ad alleviare la sofferenza, promuovendo la consapevolezza abbiamo imparato, giorno dopo giorno, gruppo dopo gruppo, che non c’è consapevolezza senza essere-con-gli-altri, senza rispetto, senza ascolto, senza comprensione, senza impegno verso noi stessi e gli altri. Una ricaduta, questa, che, volendo, possiamo definire politica.

Mindemocracy è una proposta: è il manifesto etico, sociale, culturale di Mindfulness Ways.

Siamo partiti da due assunti di base, il primo è una constatazione, il secondo è la nostra visione:

  1. Non esistono più le grandi narrazioni condivise, che promuovevano sistemi di riferimento etici univoci: viviamo in un contesto “liquido”, in cui le tecnologie digitali accelerano la comunicazione, promuovono il consumo di narrazioni locali, che non riescono, perlopiù, a farsi “discorso”;
  2. L’esperienza contestuale, situata e incarnata è l’orizzonte e il criterio di ogni possibile scelta: al bene astratto e assoluto per tutti si oppone il bene concreto e specifico di tutti, a partire da chi si trova immerso con noi nel qui e ora dell’esperienza.

I punti che seguono vogliono essere il tentativo, altrettanto situazionale e specifico, di declinare questi due principi.

IL MANIFESTO

  1. Vogliamo promuovere   il non-giudizio come atteggiamento di fondo con cui incontrare la nostra esperienza e quella altrui;
  2. Sosteniamo che la presenza a se stessi e agli altri è di per sé un atto etico: passando attraverso la presenza possiamo assumerci la responsabilità delle nostre risposte. È un atto che ci porta al di là delle nostre reazioni automatiche ed è un’occasione per fare la cosa giusta;
  3. Poiché crediamo la relazione sempre possibile, scegliamo la fiducia come atteggiamento verso noi stessi e gli altri;
  4. Essere consapevoli riporta nelle nostre mani il potere di decidere.  Esso ci interroga, nel qui e ora, su quale sia il bene possibile, e ci spinge a realizzarlo al di là di ogni preconcetto e principio astratto;
  5. Crediamo nell’importanza di curare tutto il processo delle nostre azioni, ispirandoci alla non violenza: il fine non giustifica i mezzi;
  6. In base a ciò che precede, scegliamo la compassione come atteggiamento e impegno verso noi stessi e gli altri.

In conclusione, essere consapevoli riporta nelle nostre mani il potere di decidere.  Ciò ci interroga, nel qui e ora, su quale sia il bene possibile, e ci spinge a realizzarlo al di là di ogni preconcetto e principio astratto.