Politica e Ascolto Consapevole: generazione cannibale?

L’orda d’oro, un bellissimo libro di Nanni Balestrini e Primo Moroni. Una generazione, o forse due?, quella del 68-77. Senza demolirne i grandi meriti, facciamo un gioco di rilettura consapevole. Scherzando con gli amici, dico sempre che sono la generazione che ha divorato i padri e cannibalizzato i figli.
Il periodo, il contesto economico e sociale erano molto diversi e davvero difficili, probabilmente la mia generazione sciatta e questa nuova così dispersiva avrebbero affrontato quel periodo in modo meno efficace.
Tuttavia, la generazione cannibale divorò giustamente il tempo dei padri perché i padri vivevano al di fuori del tempo. Ma questa generazione è poi stata veramente cannibale con i figli? Certamente hanno occupato tutte le posizioni possibili senza lasciare spazi, hanno spostato l’asticella avanti per il passaggio del testimone, in Italia addirittura uno scrittore di 40 anni è considerato un giovane scrittore.
Non credo sia le generazione che ha intaccato profondamente le risorse non rinnovabili del pianeta, in questo la mia generazione ha contribuito forse anche di più.
La mancanza di consapevolezza e la mancanza di fiducia nel passare il testimone curando le fasi di questo passaggio, secondo me, sono la loro grande colpa. Dove sottolineo il “loro” e traccio consapevolmente un confine tra “noi” e “loro”.


Prendiamo ad esempio le elezioni dal periodo del bipolarismo italiano, quando la generazione cannibale era al massimo della sua espansione. Nel 1994 vince il centrodestra, nel 1996 vince il centrosinistra. Si ripresentano pressoché gli stessi gruppi dirigenziali, nel 2001, e rivince il centrodestra. Ancora gli stessi gruppi dirigenziali, nel 2008, rivince il centrodestra, la sinistra tende sempre a frammentarsi e per la prima volta in parlamento non ci sono gruppi della sinistra tradizionale. Senza fare analisi politiche, un bel risultato per l’evoluzione dell’orda d’oro.
2013, togliendo poche modifiche… stessi gruppi dirigenziali: Bersani sceglie di curare il proprio recinto per la campagna elettorale: stallo, se ne esce con una coalizione di centrosinistra con una costola del centrodestra.


Quando non curi veramente il tuo orto, quelle che per te sono piante parassite, iniziano a sbocciare. I gruppi dirigenziali sono sempre gli stessi, per ora… Per i gruppi dirigenziali rimasti invariati, e per 20 anni impermeabili a un “ascolto consapevole” all’interno delle proprie dinamiche, vedono le piante parassite rubare la scena: i due Matteo.
Soprattutto, completamente impermeabili a un “ascolto consapevole” verso i loro elettori, vince un movimento definito da questi due gruppi dirigenziali “antipolitica”.
Le domande che mi farei, riprendendo l’analisi del Buddha storico sulla relazione causa-effetto, sono due: i due iconoclasti sono sorti per merito loro, o per il demerito di non avere dato “fiducia” e non aver guidato con “gioia compartecipe” una nuova classe politica più attenta ai mutamenti dei tempi? E poi: l’antipolitca è nata e esplosa da sola, o è sorta per gli stessi motivi?
Ovviamente questi due gruppi dirigenziali pachidermici non hanno una strettissima connessione con L’orda d’oro, se non l’anagrafe generazionale.


La frammentazione della sinistra è guidata da una analisi politica, oppure da una miopia consapevole su causa-effetto? E l’antipolitca imperante? E il sovranismo attuale?
La generazione del 68 dirà: noi avevamo uno spirito più comunitario, un’etica politica più forte. Vero. La mia generazione dirà: avete saturato tutti i posti e vi siete adagiati non lasciando spazi. Vero. Le nuove generazioni dicono poco perché sono completamente fuori bussola mentre le altre due generazioni si lamentano l’un l’altra lasciando spazio al nulla in senso nichilistico.
Che sia arrivato il tempo per le generazioni di parlarsi… in modo consapevole?
La specie umana è una soltanto, il pianeta è uno soltanto. La via d’uscita non è una, ma prevede unita e unanimità, prima il metodo (unificante)… poi capiamo quale sia la strada da prendere INSIEME.
Sembrerebbe un lieto fine, e invece dobbiamo ricordaci che non esistono ancora le condizioni per una soluzione unitiva, perché non ci sono i presupposti per ascoltarci consapevolmente.

Photo by Matthieu Dixte on Unsplash

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