Politica, segmentazione marketing e consapevolezza perduta

Sapete che cos’è la segmentazione nel marketing? (articolo con finale dharmico)
Segmentare significa dividere. Le aziende utilizzano la segmentazione per capire quale fasce di clienti riescono a servire meglio e quindi a trarre maggior profitto.
Dividi et impera, pronunciò Filippo il Macedone: la discordia dei popoli da sottomettere, li sottomette più efficacemente, quindi aumentare la discordia per vincere e sottomettere.

Dal punto di vista del Dharma, cioè in una visione del mondo fitta di cause e effetti inestricabili, esiste sia un modo attivo di dividere et imperare e sia uno passivo.
Entrambi i modi dividono la società, non se ne esce e non ci sono scusanti.
Il primo, di salviniana memoria e tipico dei sovranismi, è quello di utilizzare temi molto divisivi che aumentano la distanza tra le persone, cercando ovviamente di portare a sé la fetta di torta più grande.
Il secondo è di matrice bersaniana e in parta sindacalista: quando il PD di Bersani ormai privo di idee perché scollata dalla sua base di rappresentanza fece una campagna politica incentrata sul proteggere il recinto ristretto dei propri votanti più fedeli… riduttivo per un partito riformista votato a guidare il Paese per l’interesse di tutti e non dei pochi.

Quindi possiamo dividere et imperare attivamente per avere la maggioranza, o dividere et imperare perché non riusciamo più a parlare con le persone.

Segmentare un target di mercato, soprattutto con l’uso dei social network che hanno strumenti di segmentazione molto dettagliata, come è solito fare il team di comunicazione di Salvini, oppure farlo per miopia a lungo raggio e soprattutto per incapacità e non volontà come allora (come adesso) il PD e i sindacati.
Qualcuno ha mai visto una manifestazione delle sigle riunite riempire la piazza di San Giovanni a Roma per difendere i giovani precari o i NIdiL?

Questa è miopia, e un uso barbaro del marketing. Le forze di sinistra da un lato snobbano l’approccio markettaro ma profittevole della destra, ma poi ne applicano le regole più basiche facendo un danno maggiore rispetto al non usarle: difendono le categorie a loro più prossime senza preoccuparsi del futuro, ma del loro futuro di sopravvivenza.

Sapete che cos’è il Customer Life Time Value (CLV)? Un esperto di marketing e Salvini lo sanno benissimo. È il guadagno che ogni nostro cliente può generare nel tempo, il guadagno elettorale che mi può dare un cliente nel tempo. Se il mio prodotto invecchia con il cliente, il CLV si accorcia, perché i giovani non lo comprano in quanto la proposta non li cattura e gli anziani presto smetteranno di acquistare perché escono dalla fase produttiva.

Tutti a sfottere Salvini su Tik Tok, quando invece è un tentativo di rinnovare e allargare il CLV. Sta reclutando giovani che tra qualche anno voteranno. Voti per 40 o 50 anni.

La segmentazione di Salvini è molto pericolosa, divide extracomunitari da comunitari e poi comunitari europei da quelli italiani, quando il mondo ormai globalizzato economicamente ne può uscire solo con la globalizzazione politica.
La segmentazione della sinistra è una forma di egocentrismo di classe, e anche quando è motivata da nobili intenzioni, è miope perché guarda solo ai temi cari alla sinistra e non di tutti.

Il Buddha storico dal punto di vista del marketing era più avanti, già 2500 anni fa. Il target individuato era il genere umano. Il benefit, un tema caro a tutti: annullare lo stato insoddisfacente della vita in favore di una più piena. Il prodotto semplice e comune a tutti: il respiro, il corpo, la mente, i pensieri. Sopratutto a partire dal respiro: se c’è sei vivo, se non c’è sei morto. Come CLV anche ci ha visto lungo: giovani e anziani, donne e uomini, su un arco di 2500 anni. Questo perché la sua ricerca era incentrata su tutti, sul bene di tutti.
Il suo segreto? La consapevolezza. Si è calato nei panni delle persone sofferenti, ha sofferto lui stesso. Con-sapere, sapere con gli altri, condividere la situazione degli altri.

Tra i connotati dell’intellettuale progressista, ovviamente misti e perplessi, taluni meriterebbero di essere descritti con minuzioso accanimento catastale, giacché da essi appunto, e dalla cattiva coscienza che generano, nasce il fantasma speculare dell’intellettuale reazionario.

Giorgio Manganelli

Photo by Donn Strain on Unsplash

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