Resistenza mindfulness: difendere l’attenzione per far crescere la società

Il termine “resistenza” ricorda l’obiettivo di certa pratica ginnica: acquisire resistenza muscolare. “Resistenza” col maiuscolo indica il movimento di liberazione che attorno alla metà degli anni ‘40 si è opposto al nazifascismo. La “resistenza mindfulness” contiene entrambi i concetti: ginnico e politico, e cioè un allenamento del “muscolo” dell’attenzione finalizzato al rinnovamento del pensiero e delle relazioni.

In particolare, durante la mindfulness ci si allena e si resiste per conseguire:

1) la difesa dell’attenzione focalizzata, una particolare resistenza a far vagabondare la mente;

2) la difesa del pensare libero, non dominato da ansia e depressione, cioè da convinzioni intrusive, rigide, prive di disposizione al cambiamento e all’ascolto;

3) l’affidamento a quelle forze centrifughe che ci portano dal soggettivismo di un “Io” isolato, alla partecipazione di un “Io” interconnesso.

La creatività individuale, la crescita sociale ed il conseguente rinnovamento politico sono promossi quando la riflessione è focalizzata, libera, propensa al confronto con l’altro e all’unità.

Mi preme, a questo punto, ricordare cosa avviene nel percorso lungo la pratica di mindfulness, sia che si tratti di meditazione (pratica formale), sia che si tratti di disposizione interiore mentre si compiono i gesti di vita quotidiana (pratica informale). In entrambi questi tipi di pratica e con le dovute varianti, gli step che ci permettono di risvegliare la mindfulness in noi sono:

1) la consapevolezza di dove ci si trovi persi con i propri pensieri ed emozioni;

2) il ricordare a se stessi che i pensieri e le emozioni non sanno tutto e non sono realtà concrete;

3) la capacità di spostare con delicatezza l’attenzione sulle sensazioni presenti (respiro, cinque sensi, ambiente circostante…);

4) il lasciar andare pensieri ed emozioni ricorrenti, per fare spazio ad una più ampia disponibilità di riflessione e di azione.

Questo percorso, tratteggiato dalla mindfulness, può indicare una nuova pedagogia del pensare, una nuova filosofia viva, che aiuti le persone a resistere alle “imposizioni dittatoriali” dei propri contenuti mentali. E’ un percorso molto attivo, fatto di una particolare e delicata “resistenza” alla deriva del pensare consueto. E’ l’allenamento ad un continuo “ritornare” a noi stessi, allenamento che ci preserva dall’essere passivamente trascinati in abitudini e visioni ristrette, automatiche e reattive, condizionate dalla nostra storia, indotte dalla cultura, dalla pubblicità, dalle mode, dal branco. E’ una resistenza che ci preserva da tutti quei fattori interni ed esterni che tentano di dominare la nostra attenzione ed influenzano passivamente il nostro essere.

A cosa ci alleniamo a resistere dunque? Alla tendenza spontanea che abbiamo ad evitare il momento presente. Alla nostra mente, alle sue inerzie, alle scorciatoie che semplificano, ma deturpano la visione del mondo e comandano le nostre abitudini, e non ultime, le nostre scelte politiche. La pratica di mindfulness è dunque lavoro, esercizio e propensione alla sospensione di ogni certezza. Ciò migliora la nostra capacità decisionale e relazionale e ci conduce ad una serena e realistica attesa dei conseguimenti futuri della storia e della società.

Non credere alla nostra mente è un coraggioso atto di resistenza. Sapere che con essa si può fare di più e di meglio è un atto di crescita personale. Resistere alla cattura continua dell’attenzione da parte dei media e alla soddisfazione immediata di falsi bisogni è un atto di libertà. Resistere alle dipendenze di ogni genere è un atto di responsabilità e di amore. Resistere all’egocentrismo del “So io qual è la verità e la affermo senza ulteriori riflessioni e confronti” è un atto di connessione e di crescita sociale. Resistere all’espressione diretta e distruttiva delle nostre emozioni è una forma di liberazione dai meccanismi primitivi radicati nelle aree più istintuali e antiche del nostro cervello. Creare spazi e tempi di discernimento nella calma mentale è un’esigenza vitale. Portare tutti questi significati di “resistenza” nel dibattito politico è una delle proposte culturali di MindfulnessWays.

Photo by Saskia van Manen on Unsplash

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